Il primo maestro di Ibn Arabi (q)

“Abdullah, il sarto o il ciabattino. Non so quale dei due soprannomi avesse. Presi conoscenza con lui nella Moschea Al-Udais a Siviglia, quando lui aveva dieci o undici anni di età. Era un povero mendicante al quale nessuno faceva caso. L’estremo pallore della sua carnagione tradiva la sua miseria. Era molto dedito alla meditazione, molto sensibile alle emozioni estatiche e sempre dominato da un’intensa tristezza.
Quando Dio mi si rivelò per la prima volta in questo cammino di perfezione mistica e nessuno di coloro che professano la via devota ancora mi conosceva, volli confrontarmi con lui e lo fissai negli occhi. Lui sorrise e rimase a guardarmi. Lo indicai con un dito e lui indicò me
Per Allah! Giuro che a quel punto, vedendomi davanti a lui, la mia anima mi sembrò come una moneta falsa! Mi disse: Zelo, fervore! Beato è colui che conosce il fine per cui è stato creato! Fece in mia compagnia la preghiera rituale di medio pomeriggio, fu a raccogliere i suoi sandali, salutò e se ne andò. Io lo seguì per scoprire dove viveva, però perdetti le sue tracce.
Più tardi domandai di lui, ma non trovai nessuno che mi sapesse dare sue notizie. Senza la sua compagnia, non riuscivo a trovare la tranquillità dello spirito, però nonostante tutto non lo rividi mai più, né riuscì ad avere sue notizie fino ad ora.
Dei servi di Dio, ce ne sono di bambini e ce ne sono di anziani “.

Shaykh Muhiddin Ibn Arabi – Lettera sulla santità
Fonte: webislam.com

Apologia del silenzio


Non parliamo per mentire,
ché la menzogna allontana da Dio,
Dio che è la Verità.

Non parliamo di ciò che non sappiamo
ché le invenzioni separano
dalla conoscenza autentica.

Non parliamo per manipolare,
Dio conosce le migliori strategie,
mettiamo, dunque, la nostra vita nelle Sue mani.

Non parliamo per insultare,
ché l’odio aumenta con la parola
e finirà per distruggerci.

Non parliamo per criticare,
tutto accade per un qualche motivo
anche se non ne siamo coscienti.

Non parliamo per lamentarci,
Dio sempre ci dà ciò di cui abbiamo bisogno
anche se non sappiamo riconoscerlo.

Non parliamo per giudicare,
il Giudizio appartiene solo a Dio
e all’essere umano l’accettazione.

Non parliamo per metterci in mostra,
Dio già sa tutto di noi
e solo è importante che Lui lo sappia.

Non parliamo per compiacere ad altri,
occupiamoci solo di compiacere a Dio
senza cercare altri dei in questo mondo.

Non parliamo per fuggire dal silenzio
ché ascoltare il silenzio
è il primo passo per ascoltare Dio.

Ci resta quindi qualcosa da dire?
Parliamo dunque soltanto nel servizio e ricordiamoci:
non è sufficiente che qualcosa sia vero
perché se ne parli deve anche essere utile.

dal hermano Yahya di Spagna

Benvenuto al mese di Rajab

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In occasione dell’arrivo del mese di Rajab, ecco alcune pratiche consigliate da Shaykh Adnan Kabbani un paio di anni fa. Su naqshbandi.org maggiori dettagli con anche l’invocazione speciale di Grandshaykh Abdullah ad-Daghistani (che Allah benedica il suo segreto) per questo mese. E’in arabo e inglese, c’è l’intenzione di metterla in italiano però non è stata abbastanza forte finora…
Saluti di pace e che i cuori si innalzino nel Suo ricordo.

Splendide recitazioni del Corano

110 bambini e ragazzi da tutto il mondo sono selezionati e portati al Cairo per il concorso di recitazione più antico al mondo. Il video “il Corano nel cuore” (o a memoria) segue nel loro viaggio in Egitto un bambino del Senegal, uno del Tajikistan e una bimba delle Maldive, tutti di circa dieci anni.

http://www.webislam.com/videos/72904-esplendidos_recitadores_de_coran.html

Saluti di pace

La comprensione di La ilaha ill’Allah

بسم ٱلله ٱلرحمن ٱلرحيم

C’era un shaykh che era venuto a Istanbul. Era un derviscio errante. Andò dalle autorità di governo incaricate degli affari religiosi e chiese di poter disporre di un edificio da utilizzare come dergah per le pratiche dervisce.

“Quanti dervisci hai?” chiesero i funzionari.

“Ho solo questo derviscio “, rispose,”e me stesso”.

I funzionari rimasero straniti, però avevano a disposizione un vecchio edificio fatiscente, e decisero di darglielo. Lo shaykh accettò e con il suo unico derviscio occupò la casa malridotta.

Molto presto dall’edificio iniziò a irraggiarsi una luce enorme, il suono dello dhikr poteva essere sentito ogni notte, e moltitudini di persone vi partecipavano. La luce era grande e magnifica.

Le autorità governative incaricate dei centri di preghiera dervisci volevano sapere che cosa stesse facendo quell’uomo per attirare così tante persone a lui. E che dire delle voci che menzionavano questa magnifica luce proveniente dal vecchio edificio, che lo Shaykh aveva ormai ricostruito. Così lo chiamarono.

I funzionari gli domandarono: “Noi siamo quelli istruiti, e vogliamo metterti alla prova per essere sicuri che tu stia facendo le cose correttamente”.

“Va bene”.

“Qual è il significato di La ilaha ill’Allah?” gli chiesero.

“Volete il significato secondo la vostra comprensione o volete il significato secondo la mia comprensione?”

“Sappiamo come noi lo intendiamo. Raccontaci come tu lo comprendi.”

“Per questo ho bisogno del mio unico derviscio, quello che ho portato con me la prima volta che venni qui a trovarvi”.

Essi acconsentirono e quindi lo Shaykh e il derviscio si sedettero e iniziarono a fare dhikr. Quando disse “La ilaha” il derviscio scomparve. Quando disse, “Ill’ Allah”, riapparve. Quando disse, “La ilaha” di nuovo, entrambi scomparvero. Quando disse, “Ill’Allah”, riapparvero. Per un’ultima volta disse: “La ilaha” e l’intera stanza scomparve. E quando disse “Ill’Allah”, tutti quanti riapparvero. Girò il suo volto verso i funzionari e disse: “Questa è la mia interpretazione dello dhikr:

La ilaha, non c’è un Dio – se non c’è Dio, allora noi non esistiamo; Ill’ Allah, se non Allah. E se Dio esiste, Egli ci ha creati, e noi ci manifestiamo. ”

Adattato da “When You Hear Hoof Beats, Think of a Zebra” di Shems Friedlander.
Fonte: A Muslim Convert Once More